3.07.2012

Fuga di massa dal manicomio locale?

Poco prima della chiusura arriva un uomo, sulla quarantina, con una giacca a vento beige tutta sporca di quella che sembra fuliggine, come se si fosse appena calato da un camino, e diversi giri di nastro isolante argentato attorno ai polsi sulle maniche, di cui tuttora mi chiedo la funzione. Chiede un libro, e mentre vado a prenderglielo sento che continua a parlare, per nulla scoraggiato dal fatto di essere completamente solo.
Esce, e subito dopo arriva una ragazza, a passo strascicato. Ha gli occhi spalancatissimi, come se fosse stupita, e si guarda attorno, ma passa gli oggetti e le persone da parte a parte per poi posare invece lo sguardo nel niente, come se vedesse una dimensione parallela con oggetti che noi non vediamo, e persone anche, dato che ogni tanto si sofferma a guardare un punto e poi comincia a ridere. Posa un manga sul bancone, poi dei soldi, nel mentre ripete il rituale del guarda in giro-guarda l'amico immaginario-ride-torna seria di colpo. Le chiedo se prende un sacchetto e annuisce, per non smettere più e continuare a scuotere la testa su e giù. Incurante del fatto che le luci si spengono impiega cinque minuti per mettere via i soldi, arrotolare il sacchetto e infilarlo nello zaino, e dirigersi a passo strascicato verso la porta, sbandando ogni tanto (forse il percorso che vedeva lei era particolarmente tortuoso).

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